Incontri con la Cultura Russa: il Cinema 2a edizione



La gente di spettacolo ha sempre timore del secondo spettacolo, ovvero della prima replica, il motivo è quello che la lega a una caduta di tensione, a un appagamento, dopo la prima recita, lo stesso succede anche alle manifestazioni, tanto si è impegnato nella prima edizione che la seconda sembra dover riuscire comunque, e non è un caso che la peggiore e meno consigliabile replica sia proprio la seconda. Non è il caso di questa seconda edizione di “Incontri con la Cultura Russa” dedicati al cinema. Il fatto è che non esiste nessuna cinematografia capace di offrire le stesse opportunità di quella russa- sovietica-russa. Una cinematografia che non si ferma a dividere i suoi periodi tra muto e sonoro, ma che si riempie di epoche, di nazioni che non esistono più, di continui futuri che si sposano con, troppo presto, negletti passati. Ecco perché questa seconda edizione della rassegna, fortunata per la quantità e la qualità dei film di cui può disporre, ha cercato di raccontarne la spettacolare complessità. Avevamo l’idea di presentare la grande e necessaria stagione del periodo imperiale, quello delle origini, con autori straordinari come Evgenij Bauer (1865-1917), vero padre del cinema russo, e come Yakov Protazanov (1881-1945). Abbiamo deciso di rimandare l’incontro al prossimo anno per meglio preparare un complesso accompagnamento musicale e critico. Per quest’anno abbiamo preferito legarci, per aprire, alla grande stagione dell’avanguardia rivoluzionaria dei Soviet, con il film ritenuto universalmente il capolavoro mondiale della cinematografia: “Броненосец Потёмкин - Bronenosec Potëmkin” (La corazzata Potemkin), 1925, di Sergej M. Ejzenštejn. Un film breve, di un’intensità linguistica e emozionale unica, inimitabile, senza tempo nella sua struggente bellezza. La scelta di affidare l’accompagnamento del film a un musicista della sensibilità di Federico Fuggini, pianista-compositore della scuola minimalista, è un tentativo critico, di una rilettura del film attenta al suo particolare e unico linguaggio. Non è un caso che esistano già numerosi testi musicali contradditori sul film, e che Federico Fuggini abbia scelto una sua originale lettura. Dopo “La corazzata” difficile diventa ogni cammino, per questo abbiamo scelto il peso di altre opere capaci di essere uniche nel loro linguaggio, nella loro originalità. Ecco così una chiusura con un assoluto e inarrivabile capolavoro come “Gamlet” (Amleto), di Grigori Kozincev, 1963. La sceneggiatura dal dramma di William Shakespeare è di Boris Pasternak, la musica di Dmitri Shostakovich, l’interpretazione inimitabile di Innokentj Smoktunovskij, capace di sposare la forza di Lawrence Olivier e di Carmelo Bene. Tra questi due film estremi, una ricerca, parziale, per il numero degli incontri, che tiene conto di diversi aspetti autoriali e temporali del grande cammino del cinema sovietico e russo, da un film come “Чистое Небо - Chistoe Nebo” (Cieli Puliti) di Grigorij Cˇ ucray, 1961, in cui si respira il disgelo post-staliniano, a quel capolavoro unico che è “Дерсу Узала - Dersu Uzala” di Akira Kuro- sawa, 1975, uno degli esempi più lampanti della sensibilità produttiva dell’Unione Sovietica, che apre prospettive nuove a un maestro come Kurosawa. Di grande impatto è un film come “Kommissar” (La commissaria) di Aleksandr Ascoldov, 1967/1988, opera unica di un regista che l’ha pagata con il silenzio di tutta la vita, un regista che ha vissuto per salvare il suo film, questo, capace di dire del problema ebraico e della condizione della donna in generale. E che dire di “Zerkalo” (Lo specchio) di Andrei Tarkowskij, 1974, un film rifiutato nell’Unione Sovietica e mal sopportato nel resto del mondo per il suo sopprimere la falsità del vivere nel suo mettere al bando l’ipocrisia dell’essere. Non sarà dimenticato Nikita Michalkov, cui l’anno scorso si è dedicata una piccola retrospettiva, quest’anno affronteremo il suo esordio con “Неоконченная пьеса для механического пианино - Neokoncënnaja p'esa dlja mekkaniceskovo pianino” (Partitura incompiuta per pianola meccanica), un film del 1976 tratto da Cechov. Ma i film che più segneranno questa breve rassegna saranno: “Мать и сын - Mat I Syn” (Madre e Figlio) di Aleksandr Sokurov, del 1997, opera principe poco visibile in Italia per sua suprema austerità morale e linguistica, “Возвращение - Vozvraschenye” (Il ritorno) di Andrei Zvyagintsev, film che nel 2003 Venezia rubò a Locarno per regalargli il più meritato dei leoni d’oro, e l’incompreso “Udal- yonnyy dostup” (Accesso remoto) di Svetlana Proskurina, presentato e dimenticato a Venezia 2004. La segneranno per la loro originalità, per il loro sfidare e esaltare un linguaggio del cinema purtroppo dimenticato dalle scuole del resto del mondo, troppo inclini al pensare che il cinema sia un commercio e non una piena espressione umana. Buon divertimento a voi tutti.
Ugo Brusaporco, curatore artistico

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